Ponyo, una fiaba incantevole e uno tsunami di emozioni.

Dalle profondità del mare emerge una pesciolina rossa sdraiata su una medusa. Rimasta intrappolata in un barattolo di vetro, viene soccorsa e liberata da Sosuke, un bimbo di cinque anni che vive con la madre in cima alla scogliera. La gratitudine della pesciolina, che Sosuke battezzerà col nome di Ponyo, si trasforma in tenera amicizia.

Da qui inizia la storia di Ponyo sulla scogliera, in cui Ponyo, pesciolino dal volto umano diventerà una bambina dai capelli rossi e indisciplinati, che adora il prosciutto e ama Sosuke di un amore infantile e assoluto. Minuta e maldestra, Ponyo è uno spirito spensierato e curioso. Si tuffa nel nostro mondo terrestre disponibile a credere all’impossibile fino al punto di diventare bambina. Ponyo sulla scogliera è una favola sulla potenza della parola data e della promessa mantenuta, sull’amore, sul confronto e il rispetto degli altri. Una fiaba incantevole che prima di tutti conquistò Olivia, 1 anno e mezzo, per la prima volta rimasta senza parole dall’inizio alle fine di un film. Da quel momento iniziò un amore che non si è mai esaurito. Sosuke e Ponyo diventarono per lei due amici cari, insostituibili, la loro storia un mantra con il quale spesso si addormentava o si calmava nei suoi momenti di maggior nervosismo. “A Ponyo, Sosuke piace” ripeteva sempre Olivia, capace di cogliere la purezza di quel sentimento di bambini. E quando, dopo che si era scatenato uno tsunami e Ponyo, divenuta bambina, correva e saltava tra le braccia del suo amico ritrovato, Olivia festeggiava con loro. Le comprammo il libro, il pupazzo di Ponyo e alcuni altri gadgets quello stesso Natale (su ebay perché non si trovano distribuiti in Italia) e davvero mi sono sempre chiesta cosa l’avesse pienamente conquistata fin dal principio. Di sicuro la poesia nel modo di raccontare la storia di Miyazaki, il suo tocco lieve e magico, ma che ad altri livelli, nasconde significati ben più profondi. In qualche modo, mi ostinavo a credere che quei significati arrivassero anche a lei, bambina non ancora capace di esprimere le sue emozioni con le parole, ma capace di sentire più in là e oltre, come tutti i bambini. Di sicuro perché è un film deliziosamente infantile, che ha il dono di essere comprensibile senza smettere di parlare la propria lingua. Di sicuro perché parla dell’amore assoluto, perché Ponyo è allegra e fiduciosa verso il mondo, Sosuke è capace di accoglierla e un compagno di avventura leale, dolce e affettuoso. Di sicuro per quella capacità di Ponyo di stupirsi sempre di tutto, per la sua vocina tenera, per la sua allegria, per quei piedini nudi con cui saltella ovunque, come un folletto. Di sicuro perché Risa, la mamma di Sosuke, è una mamma affettuosa, sorridente, sempre a corsa e perennemente in ritardo, ma che sa amare con generosità il figlio e la vita stessa…non nascondo che spesso ho pensato “vorrei essere una mamma come Risa” e, se guarderete il film, mi potrete dire se ha fatto anche a voi la stessa impressione. Di sicuro perché non c’è nessun sentimento negativo, tutto è positivo come vorremmo che fosse il nostro mondo, la nostra vita, e sa toccare delle corde nascoste dentro di noi come nessun altro. Ponyo (o Miyazaki) catturò anche me e mio marito, tanto che poi abbiamo visto La città incantata, Il castello errante di Howl, Il mio vicino Totoro, con la potenza della sua semplicità e con la grandezza dei sentimenti buoni.

“Se con quel bimbo saltelli…anche il tuo animo danza…” recita il testo della musica del film. Tutti noi, spettatori, “danziamo” nell’anima, quando assistiamo all’avventura meravigliosa di Ponyo e Sosuke.

Non serve aggiungere che lo consiglio vivamente a tutti, grandi e piccini.

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